Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,
eccoci al 15 aprile e con esso al corrispondente numero di Aggiorn@Fadoi. Voglio cogliere l’occasione di questa presentazione per annunciare che ho ricevuto tutti i contributi richiesti per potere dare vita al volume dedicato alla storia della FADOI, dalle sue travagliate origini, alla sua progressiva ed entusiasmante crescita, fino al suo attuale grande presente, che la proietta in un futuro che promette di vedere la società e la Medicina Interna ospedaliera sempre più al centro del Servizio Sanitario Nazionale, come figura chiave destinata a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e ad essere sempre più influente presso i decisori istituzionali per una migliore organizzazione dello stesso sistema sanitario.
A questo scopo sento la necessità di ringraziare tutti i past President FADOI che la hanno vista nascere e che hanno contribuito alla sua crescita. Ognuno ha disegnato la propria Presidenza secondo il proprio personale stile, caratterizzando il proprio ruolo e la propria opera, ma quello che è fortemente emerso, in modo assolutamente omogeneo e coerente per tutti, è stato che il valore che ha sempre caratterizzato la FADOI sia il grande spirito societario, amicale e di assoluta e volontaristica adesione alle mission della FADOI, per la quale ognuno ha sacrificato il proprio tempo e, devo dire, anche le proprie famiglie. Ma questo ha permeato e permea la dedizione di tutti i Presidenti e di tutti i soci attivi della FADOI.
Di assoluto interesse, poi, le considerazioni di come sia mutata la Sanità e la società dai tempi della loro Presidenza ai giorni d’oggi. Un altro grande ringraziamento va a tutti i soci che, ora in pensione dall’impegno ospedaliero come me, hanno caratterizzato i vari momenti societari, sia a livello regionale che nazionale, e le loro specifiche funzioni e ruoli. Da loro, inoltre, sono venute fuori preziose considerazioni sui mutamenti dei tempi e validi suggerimenti su come influire positivamente sugli attuali problemi. assistenziali e organizzativi della Sanità.
Speriamo ora che la casa editrice ci consenta di potere ottenere il volume pronto e stampato per il nostro Congresso Nazionale.
È stato davvero piacevole ed emozionante constatare come anche chi, per il naturale scorrere del tempo, ha cessato la propria funzione ospedaliera continui a mantenere la propria passione ed il forte spirito partecipativo alla FADOI; c’è pertanto da considerare che se pure ad un certo punto della vita si cessa di essere ospedalieri si rimane Dottori e Fadoisti per sempre.
In questo studio clinico randomizzato condotto su 251 pazienti, l’incidenza combinata di ictus ischemico ricorrente, embolia sistemica, decesso per qualsiasi causa e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca non ha mostrato differenze significative tra i pazienti sottoposti a sola terapia standard e quelli sottoposti a terapia standard più ablazione con catetere. In altre parole, l’ablazione con catetere in aggiunta alla terapia standard non ha ridotto in modo significativo l’incidenza dell’e ndpoint composito primario nei pazienti con fibrillazione atriale e anamnesi di ictus.
Livelli sierici della catena leggera del neurofilamento e esiti cardiovascolari nei pazienti con fibrillazione atriale. Giuliano Pinna per Baskaran e coll., JAMA Cardiology March 29 2026
In questo studio di coorte condotto su 2311 pazienti con fibrillazione atriale (FA), l’aumento dei livelli di sNfL, un marcatore specifico di danno neuronale, è risultato significativamente associato a un aumento del rischio di eventi vascolari maggiori, ictus non fatale, mortalità cardiovascolare, ospedalizzazione per insufficienza cardiaca e mortalità per tutte le cause. I risultati di questo studio suggeriscono quindi che la sNfL potrebbe essere utile nell’identificare i pazienti con FA ad alto rischio cardiovascolare, fornendo nuove informazioni che vanno oltre i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare.
Rischio di sanguinamento con Apixaban rispetto a Rivaroxaban nella tromboembolia venosa acuta. Giuliano Pinna per Castellucci e coll. N Engl J Med 2026; 394:1051-60.
Ci fa piacere rilevare il preciso e calzante commento di Alberto Grassi che arricchisce il valore di questo studio.
Lo studio ha confrontato due anticoagulanti orali diretti, apixaban e rivaroxaban, valutandone soprattutto il rischio di sanguinamento in pazienti con embolia polmonare acuta o trombosi venosa profonda prossimale.
I risultati mostrano che l’apixaban, somministrato inizialmente a 10 mg due volte al giorno per 7 giorni e poi a 5 mg due volte al giorno, è risultato migliore del rivaroxaban (15 mg due volte al giorno per 21 giorni, seguiti da 20 mg al giorno) nel ridurre il rischio di sanguinamenti clinicamente rilevanti. Questo esito comprende sia le emorragie maggiori sia quelle non maggiori ma comunque clinicamente rilevanti osservate durante i 3 mesi di studio.
Per quanto riguarda invece l’efficacia nel prevenire nuove trombosi (tromboembolismo venoso ricorrente), non sono emerse differenze significative tra i due farmaci.
In sintesi: entrambi i farmaci sono ugualmente efficaci nel prevenire recidive, ma l’apixaban presenta un rischio di sanguinamento inferiore.
Nalbufina orale nella tosse associata a fibrosi polmonare idiopatica. Lo studio clinico randomizzato CORAL. Giuliano Pinna per Molyneaux e coll. JAMA. 2026;335(12):1050-1059.
In questo studio randomizzato e in doppio cieco su 165 pazienti con fibrosi polmonare idiopatica e almeno 8 settimane di tosse persistente i partecipanti hanno ricevuto diverse dosi di Nalbufina oppure un placebo e sono stati seguiti per 6 settimane. I risultati sono piuttosto chiari: chi ha assunto la Nalbufina ha avuto una riduzione marcata del numero di colpi di tosse nelle 24 ore. Al contrario, nel gruppo placebo la riduzione è stata molto più modesta.
Questo significa che il farmaco non solo ha diminuito in modo significativo la frequenza della tosse, ma ha anche portato a un miglioramento di come i pazienti percepiscono i propri sintomi e la qualità della vita.
In sintesi, dopo 6 settimane di trattamento, la Nalbufina a rilascio prolungato sembra essere una terapia promettente per controllare la tosse cronica nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica, un sintomo spesso difficile da trattare.
Evolocumab per ridurre i primi eventi cardiovascolari maggiori in pazienti senza aterosclerosi significativa nota e con diabete. Risultati dello studio VESALIUS-CV
Nei diabetici ad alto rischio senza aterosclerosi nota, aggiungere evolocumab riduce il rischio di primo evento cardiovascolare: 5,0% vs 7,1% a 5 anni. Questi dati dimostrano il valore dell’intensificazione della terapia ipolipemizzante con l’inibitore di PCSK9 evolocumab nelle fasi più precoci della malattia in una popolazione ad alto rischio senza aterosclerosi significativa nota e con diabete.
NOTA
Nel numero di Aggiorn@Fadoi del 15 12 2025 i “Giovani Puglia” hanno recensito un altro lavoro su VESALIUS-CV col commento di Gianlorenzo Imperiale e Angelo Bosi, già autori di una OPINIONE DELL’ESPERTO (“Update sul trattamento delle dislipidemie”) pubblicata il 15 novembre. La recensione dei “giovani Puglia aveva per titolo: Evolocumab nella prevenzione che non c’era: il contributo decisivo del VESALIUS-CV.
Quindi in appendice è stato sintetizzato un confronto tra i due studi.
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
Rischio di cancro del colon-retto in caso di colonscopia negativa o mancata adesione dopo uno screening FOBT positivo. Sara Rotunno e Giuliano Pinna per Heyman e coll. JAMA Network Open. 2026;9(3): e262404. doi:10.1001/jamanetworkopen.2026.2404.
In questo studio di coorte condotto su 14.873 individui con un test di screening positivo per sangue occulto nelle feci, coloro che avevano un risultato negativo alla colonscopia di controllo presentavano un rischio ridotto di cancro del colon-retto, mentre la mancata adesione alla colonscopia di follow-up era associata a un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale. Questi risultati supportano le strategie di follow-up basate sul rischio nei programmi di screening per il cancro del colon-retto e mettono in evidenza un gruppo ad alto rischio che potrebbe beneficiare di interventi mirati per migliorare la diagnosi precoce del tumore.
SHORT REPORT
Aumentati i casi di emorragia gastrointestinale in seguito all’incrementato uso dei DOAC.
L’emorragia gastrointestinale è un problema rilevante di salute pubblica, soprattutto nei pazienti che assumono farmaci anticoagulanti per prevenire eventi tromboembolici.
Negli ultimi anni, i nuovi anticoagulanti orali diretti (DOAC) – come apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed edoxaban – hanno progressivamente sostituito il warfarin. Questo è avvenuto grazie ai loro vantaggi: dosaggio fisso, effetti più prevedibili, minori interazioni con altri farmaci e assenza della necessità di controlli di laboratorio frequenti.
Di conseguenza, l’uso dei DOAC è aumentato rapidamente, diventando oggi la terapia anticoagulante più diffusa. Tuttavia, nello stesso periodo si è osservato un aumento significativo della mortalità per emorragia gastrointestinale.
Questo dato conferma che la terapia anticoagulante rappresenta un fattore di rischio importante per questo tipo di sanguinamento. Nonostante i benefici dei DOAC rispetto al warfarin, l’impatto complessivo del loro uso diffuso sulla mortalità per emorragia gastrointestinale non è ancora del tutto chiarito.
SPAZIO GIOVANI FADOI
I beta bloccanti dopo un infarto del miocardio con normale frazione eiezione. Servono davvero? Fabiana D’Onofrio per Kristensen e coll. N Engl J Med 2026; 394:540-50.
L’utilizzo dei beta-bloccanti rappresenta da decenni uno dei pilastri nel trattamento dello scompenso cardiaco a frazione ridotta, in particolare nel paziente post-infarto con frazione di eiezione inferiore al 40%. In questo setting, le evidenze sono solide e consolidate: la terapia con beta-bloccanti riduce mortalità e ospedalizzazioni e rimane fortemente raccomandata. Negli ultimi anni, tuttavia, l’attenzione si è progressivamente spostata anche sullo scompenso cardiaco a frazione preservata (≥50%) e sulla cosiddetta “mildly reduced” (40–49%), ambiti nei quali molti farmaci efficaci nella frazione ridotta non hanno dimostrato lo stesso beneficio. In questa metanalisi che include dati provenienti da cinque studi randomizzati, la terapia con beta-bloccanti non ha ridotto l’incidenza di morte per qualsiasi causa, infarto miocardico o scompenso cardiaco nei pazienti con una LVEF di almeno il 50% dopo infarto miocardico, in assenza di altre indicazioni per i beta-bloccanti.
MEDICINA DI GENERE
Differenze di genere nel rischio cardiovascolare e nella polineuropatia diabetica: uno studio retrospettivo monocentrico nel nord-est dell’Ungheria. Antonella Di Pomponio ed Elena Barbagelata per Sztanek e coll. J. Clin. Med. 2025, 14, 578
Lo studio, condotto nel nord-est dell’Ungheria, un’area particolarmente colpita da diabete e malattie cardiometaboliche, evidenzia che la polineuropatia diabetica (DSPN) è una complicanza complessa e influenzata da più fattori, con possibili differenze tra uomini e donne. Negli uomini è più associata a problemi cardiovascolari e alterazioni della sensibilità, mentre nelle donne è meno frequente e più lieve, forse per ragioni ormonali o immunitarie.
La retinopatia diabetica risulta un importante indicatore della presenza di DSPN, suggerendo che le complicanze del diabete vadano valutate insieme. I risultati indicano la necessità di strategie diagnostiche e screening differenziati per sesso, ma servono ulteriori studi per conferme e applicazioni cliniche.
L’ANGOLO ANÍMO
La somministrazione tempestiva di antibiotici e la rianimazione con fluidi sono associate a un aumento della dimissione al domicilio dopo sepsi. Natale Cosentino e Ignazia Lo Burgio per Prescott e coll. Chest. 2026 Mar 13: S0012-3692(26)00300-4.
Intervenire precocemente nella sepsi è fondamentale: la qualità e la rapidità delle cure iniziali influenzano in modo significativo gli esiti. In particolare, somministrare antibiotici nei tempi raccomandati migliora i risultati, aumentando di circa il 3% la probabilità di dimissione a domicilio. Anche la rianimazione con fluidi ha un effetto positivo, ma più limitato e variabile.
L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA
- Trattamento delle dislipidemie. ACC/AHA/AACVPR/ABC/ACPM/ADA/AGS/APhA/ASPC/ NLA/ PCNA. Ancora una volta ringraziamo Tiziana Attardo per il suo preciso commento.
- Misurazione della pressione senza bracciale SIIA FADOI Scientific Statement dell’American Heart Association – 2026.
- CRITICAL CARE. Linee guida 2026 sulla sepsi Claudio Marone e Giuliano Pinna.
Tutto completato care Amiche e cari Amici, buona lettura a tutti voi e un caro saluto.
Andrea Fontanella
Aggiorn@FADOI Numero 245 | 15 Aprile 2026
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