Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,
aprile è arrivato e la prossima domenica è quella di Pasqua, che quest’anno sarà particolarmente precoce, perché il primo plenilunio di primavera è caduto molto vicino al 21 marzo, giorno dell’equinozio; quindi, la domenica successiva ad esso è Pasqua.
Mi sembra doveroso citare che nella seconda metà di marzo si è svolta, nella prestigiosa sede del nostro centro studi del MIND di Milano, la riunione in presenza del nuovo Esecutivo/Direttivo Nazionale, in cui, dopo la presentazione della visione strategica del triennio 2026-28, da parte del Presidente Montagnani, e le relazioni dei diversi componenti dell’esecutivo, ognuno per la sua competenza, è stato dato ampio spazio a tutti i Neopresidenti regionali al fine di presentarsi a tutto l’Esecutivo/Direttivo e di esprimere i propri intenti. Particolarmente apprezzato e condiviso da tutti è stato il documento programmatico del Presidente Montagnani, che vi ho anticipato nella presentazione di aggiorn@fadoi del 15 marzo. Vi è stata una stimolante e proficua discussione che ha permesso di aggiustare la mira su molti dei propositi della FADOI e che ha garantito un sicuro impegno di tutte le Regioni alle Mission della Società. La presenza del nuovo Presidente ANÌMO Antonio Vitiello, che rappresenta una perfetta continuità con l’apprezzatissima, precedente presidenza di Letizia Tesei, ha consentito a tutto il Direttivo di toccare con mano la continua crescita ed evoluzione di questa giovane ed importante Società scientifica che conferma la solidità del suo legame con la FADOI, con cui da sempre condivide i valori fondamentali nella cura e nell’aver cura della persona in un’ottica di interdisciplinarità.
Auguriamo quindi ai nuovi Esecutivi/Direttivi di entrambe queste Società un buon lavoro, sempre nella visione di valorizzare il ruolo essenziale della Medicina Interna nella gestione della salute pubblica e nel miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria italiana
Insufficienza epatica, encefalopatia epatica e infezioni contribuiscono al rischio di mortalità in una coorte globale di pazienti con cirrosi. Sergio Di Fraia, Alessandra Vitelli e Luca Fontanella per Bajaj JS et al. Clinical Gastroenterology and Hepatology 2026; 24:453–462
Le definizioni di insufficienza d’organo variano a livello mondiale e solitamente non includono l’encefalopatia epatica di grado due né le infezioni. È necessario, pertanto, un approccio globale, con validazione, per individuare i fattori legati alla mortalità ospedaliera e possibilmente cercare di armonizzare le definizioni.
Utilizzando un ampio consorzio internazionale prospettico che ha coinvolto oltre 7.000 pazienti ricoverati, sono stati individuati alcuni valori soglia associati a un aumento della mortalità.
In particolare:
Bilirubina superiore a 7,5 mg/dl
INR superiore a 1,5
Creatinina superiore a 1,5 mg/dl
Presenza di encefalopatia epatica di grado 2
Presenza di infezioni al momento del ricovero
Questi fattori si sono dimostrati significativamente associati a un maggior rischio di morte. I risultati sono stati successivamente confermati in una coorte indipendente di oltre 1.600 pazienti seguiti presso la Mayo Clinic, nei quali sono emersi gli stessi valori soglia.
In pratica, sulla base di dati raccolti a livello mondiale e validati esternamente, l’insufficienza epatica può essere identificata in presenza di bilirubina sierica superiore a 7,5 mg/dl e INR superiore a 1,5. La concomitante presenza di encefalopatia epatica di grado due e di infezioni al ricovero aumenta ulteriormente la capacità di prevedere il rischio di mortalità.
Nefropatia da IgA (IgAN) negli adulti. Giuliano Pinna per Stoneman e coll. JAMA. 2026;335(9):799-813. doi: 10.1001/jama.2025.25020
l’IgAN è la principale causa di malattia glomerulare immunomediata in tutto il mondo. I pazienti con sospetta IgAN e proteinuria maggiore o uguale a 0,5 g al giorno devono sottoporsi a biopsia renale per confermare la diagnosi. Il trattamento dell’IgAN include modifiche comportamentali, gestione della pressione arteriosa e terapie per ridurre la formazione di immunocomplessi contenenti IgA, come la budesonide a rilascio mirato, al fine di ridurre il danno glomerulare mediato da immunocomplessi, o gli SGLT2-I.
I disturbi mentali come fattore di rischio della sindrome coronarica acuta. Una revisione sistematica e una metanalisi. Giuliano Pinna per Gupta JAMA Psychiatry. 2026;83(3):259–268. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2025.4253.
In questa revisione sistematica e metanalisi che include 25 articoli a testo completo con 22.048.504 partecipanti, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e i disturbi depressivi, ansiogeni e quelli del sonno sono stati generalmente associati a un aumentato rischio di sindrome coronarica acuta (SCA), con PTSD. I disturbi del sonno, in particolare, sottolineano l’importanza della qualità del sonno sugli esiti cardiovascolari. Al contrario, i disturbi bipolari e dello spettro schizofrenico sono stati associati in modo poco chiaro alla SCA. In pratica il sonno e altri comportamenti causati da disturbi mentali possono mediare il rischio di SCA in questa popolazione di pazienti. Future ricerche che affrontino questi limiti della conoscenza potrebbero fornire approfondimenti più chiarificanti sull’associazione tra salute mentale e SCA.
Uso e durata della terapia ormonale in concomitanza con la radioterapia postoperatoria per il carcinoma prostatico recidivante: una metanalisi di dati individuali dei pazienti. Giuliano Pinna per Kishan Lancet 2026; 407: 1059–71.
Questa metanalisi fornisce il livello di evidenza più solido finora disponibile a supporto dell’ipotesi che l’aggiunta della terapia ormonale, sia a breve che a lungo termine, alla radioterapia postoperatoria (PORT) per valori di PSA pari o inferiori a 0,5 ng/mL potrebbe non apportare alcun beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale, senza apparenti differenze di efficacia tra la terapia ormonale a breve e a lungo termine. Esiste un’esigenza insoddisfatta di identificare biomarcatori in grado di predire il potenziale beneficio della terapia ormonale.
CRITICAL CARE
Terapia sostitutiva dell’albumina nello shock settico. Uno studio clinico randomizzato (Studio ARISS). Claudio Marone e Giuliano Pinna per Sakr, e coll. JAMA Network. 2026;9(2): e2559297
La somministrazione di albumina nei pazienti con shock settico non ha mostrato un beneficio chiaro rispetto alla terapia standard con liquidi, né in termini di sopravvivenza né per gli altri principali indicatori clinici valutati. In uno studio clinico multicentrico randomizzato, 440 adulti con shock settico sono stati trattati con terapia con albumina allo scopo di mantenere concentrazioni sieriche di albumina superiori a 3,0 g/dL o con fluidoterapia standard. La mortalità a novanta giorni non differiva significativamente tra il gruppo trattato con albumina (43,3%) e i controlli (45,9%). Questi risultati suggeriscono che la somministrazione di albumina è sicura ma non ha migliorato la sopravvivenza a 90 giorni nei pazienti con shock settico; i risultati rimangono inconcludenti a causa della chiusura prematura dello studio.
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
Vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio vs dosaggio standard negli anziani con diabete. Sara Rotunno e Giuliano Pinna per Nielsen e coll JAMA Intern. Med. 2026;186(3):311-320.
Questo studio si è chiesto se il vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio offra una protezione migliore rispetto a quello standard negli anziani e se questa eventuale differenza vari nei soggetti con o senza diabete. Dall’analisi di un ampio trial clinico (DANFLU-2), che ha coinvolto oltre 330.000 anziani, è emerso che il vaccino ad alto dosaggio è associato a una riduzione delle ospedalizzazioni per eventi respiratori e cardiovascolari, inclusi scompenso cardiaco e influenza, rispetto al vaccino standard, indipendentemente dalla presenza di diabete. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che il vaccino ad alto dosaggio possa offrire una protezione aggiuntiva rispetto a quello standard, sia nei soggetti con diabete sia in quelli senza, anche se le evidenze devono essere interpretate con cautela perché lo studio è di natura esplorativa.
SHORT REPORT
Prevenzione primaria con terapia con statine in adulti di età pari o superiori ad 80 anni. Andrea Fontanella per Lavon e coll. Journal of the American Geriatrics Society, 7th February2026.
Nei pazienti di età pari o superiore a 80 anni, la terapia con statine per la prevenzione primaria è stata associata a una riduzione della mortalità per tutte le cause e della morbilità coronarica, senza un aumento del rischio di eventi avversi. L’interruzione precoce ha ridotto questi benefici.
SPAZIO GIOVANI FADOI
Il digiuno intermittente può aumentare il flusso autofagico negli esseri umani. Maria Beatrice Malinconico, Antimo Cresci, Claudio Marone per Bensalem e coll. J Physiol 603.10 (2025) pp 3019–3032.
Lo studio suggerisce che l’alimentazione intermittente a tempo limitato (iTRE) possa essere un intervento efficace per aumentare il flusso autofagico fisiologico negli esseri umani. Dimostrare che il flusso autofagico possa essere modulato attraverso la restrizione nutritiva fornisce un meccanismo potenziale su come il digiuno possa ritardare l’insorgenza di malattie legate all’età.
MEDICINA DI GENERE
Differenze di generenel rimodellamento atriale associato alla fibrillazione atriale valutato mediante mappaggio elettro anatomico e biopsia. Giuliano Pinna ed Elena Barbagelata per Nakashima e coll. European Heart Journal (2026) 47, 217–231
Gli studi recenti cercano di capire se ci siano differenze tra uomini e donne nella struttura dell’atrio del cuore, specialmente nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) non causata da problemi valvolari. Per approfondire, i ricercatori hanno analizzato tessuto atriale destro e misurato il “voltaggio elettrico” del cuore in 282 pazienti sottoposti ad ablazione per FA e, come confronto, in 58 pazienti senza AF che hanno subito ablazioni per tachicardia sopraventricolare.
I dati hanno mostrato che le donne, sia con che senza FA, avevano voltaggi significativamente più bassi rispetto agli uomini. Questo significa che l’attività elettrica nei loro atri era meno intensa, un elemento che può influenzare il comportamento del cuore e la risposta ai trattamenti.
Tuttavia, quando i ricercatori hanno studiato più da vicino il tessuto cardiaco (fibrosi, spazio tra le cellule, perdita di fibrille, densità nucleare, diametro delle cellule cardiache), non hanno trovato differenze significative tra uomini e donne. Un dettaglio interessante è emerso nei pazienti con cambiamenti tessutali minimi: le donne avevano più frequentemente cardiomiociti più piccoli (<10 μm), coerente con l’idea che il loro atrio sia in media più piccolo.
In sintesi, pur avendo voltaggi elettrici più bassi, le donne non mostrano differenze significative nei parametri istologici rispetto agli uomini. Questo suggerisce che le differenze osservate siano più legate alle dimensioni intrinseche dell’atrio femminile piuttosto che a un diverso tipo di rimodellamento del tessuto.
L’ANGOLO ANÍMO
Terapie complementari nei pazienti con BPCO in ventilazione non invasiva: una revisione sistematica. Stefano Brovarone e Ignazia Lo Burgio per Çelik M. Intensive Crit Care Nurs. 2026 Apr; 93:104340.
Gli interventi complementari possono avere effetti positivi su diversi parametri clinici e psicologici. In particolare, le terapie complementari hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di ansia e dispnea nei pazienti sottoposti a ventilazione non invasiva. Inoltre, in diversi studi sono stati osservati miglioramenti della capacità funzionale, valutata ad esempio attraverso il test del cammino dei sei minuti, e un incremento della qualità di vita percepita dai pazienti. Alcuni interventi hanno dimostrato anche un effetto positivo sull’aderenza al trattamento ventilatorio, favorendo una migliore tolleranza alla NIV e riducendo l’agitazione e lo stress associati alla terapia. Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’integrazione di approcci non farmacologici potrebbe contribuire al miglioramento degli esiti clinici e del benessere psicofisico dei pazienti con BPCO in trattamento ventilatorio.
L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA
Prevenzione, diagnosi e trattamento della patologia aneurismatica dell’aorta addominale. Aggiornamento 12 marzo 2026 delle linee Guida del Sistema Nazionale Linee Guida 2021.
Dichiarazione di indirizzo degli esperti congiunta TOS/OMA/OAC sulla gestione farmacologica negli Stati Uniti degli adulti con sovrappeso o obesità utilizzando l’approccio GRADE. 2026.
Encefalopatia epatica. Particolarmente. Linee guida cliniche ACG 2026. Interessante il commento di Luca Fontanella.
Tutto completato care Amiche e cari Amici, non mi resta che salutarvi ed augurare a tutti voi e alle vostre famiglie una serena Pasqua.