Dagli oratori e dalle scuole dei quartieri di frontiera al campo da rugby: per imparare che essere vivaci non è un reato, e che anche lo scontro fisico fa parte del gioco, se a governarlo sono regole precise. E' questa la filosofia dell'accordo che la Regione Lombardia ha stipulato ieri con i vertici nazionali della Fir, la federazione nostrana della pallaovale. Il programma «In meta!» mette a disposizione i fondi regionali per fare in modo che il disagio delle periferie incroci i progetti formativi della federazione. «Togliendo i ragazzi dalla strada», si sarebbe detto una volta: oggi, togliendoli anche dalla solitudine informatica delle loro stanze.
A firmare l'accordo Federica Picchi, sottosegretario ai Giovani e allo sport, con il vicepresidente vicario della Fir Paolo Vaccari - lombardo di Calvisano, 64 presenze in Nazionale - e con la benedizione del giocatore più iconico della storia recente dell'Italrugby, Diego Dominguez: che di rispondere col rugby alla emarginazione urbana si occupa da tempo, compresi gli interventi tra i ragazzi del carcere minorile Beccaria, sostenuti a lungo da cappellano Claudio Burgio, che con l'appoggio della Regione potrebbero ripartire a breve.
Con la stessa filosofia, la Regione ha varato negli scorsi anni progetti basati sulla boxe e sul baseball. Ora si sceglie di puntare sul rugby non solo per i valori di rispetto reciproco e di riconoscimento delle regole che predica ma anche per le dinamiche concrete che realizza all'interno del gruppo-squadra, dove - come dice Dominguez - «non serve essere amici anche fuori, in campo sei comunque un fratello perchè ho bisogno di te». Concretamente, sarà la Regione attraverso i sensori sul territorio come qualche «don» della Diocesi a individuare le zone della periferia e dell'hinterland a maggiore bisogno di intervento. «Nelle realtà dove sono già presenti club di rugby - spiega Vaccari - ci raccorderemo con loro anche per dare continuità e radicamento al progetto». Dove invece non esistono realtà organizzate saranno la Regione e la Fir a trovare gli impianti idonei e i canali per intercettare il disagio e avvicinare i ragazzi.
Il budget del progetto è di 120mila euro. «La misura - spiega Federica Picchi - ha un duplice obiettivo: valorizzare i talenti presenti nelle nostre comunità e utilizzare lo sport come leva contro la marginalità nei contesti urbani più fragili, in particolare nell'area di Milano e dell'hinterland».

