Guerriglia e violenze in Centrale: misure cautelari per sei pro Pal

Scritto il 19/03/2026
da Luca Fazzo

Indagati in totale 27 antagonisti. Botte alla polizia e rivolta durata due ore. Il gip: "Risentimento e ostilità verso lo Stato"

Scontri e assalto alla stazione Centrale al termine del corteo proPal dello scorso 22 settembre sono "espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato e, in particolar modo, le Forze dell'Ordine" e di "ravvisare nella tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza un limite alla libera manifestazione del pensiero". Fatti che "non sono frutto di un occasionale episodio scatenante la rivolta, bensì di un radicato risentimento nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei confronti delle Forze di Polizia", come "sfogo di un istinto di ribellione". Lo scrive il gip Giulia D'Antoni nell'ordinanza con cui ieri ha emesso sei misure cautelari, tra obblighi di dimora e di firma e divieti di uscire di notte, e ha fissato otto interrogatori preventivi per il 25 marzo (per disporre eventuali altre misure). Nell'inchiesta della Digos, coordinata dal pm Francesca Crupi, le persone identificate e denunciate sono fin qui 27. La Procura aveva chiesto 14 misure cautelari in totale: tra le richieste ce ne erano anche quattro di arresti domiciliari.

I reati contestati sono, a vario titolo, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni gravi o gravissime a operatori delle forze dell'ordine, porto abusivo di armi come spranghe, interruzione di pubblico servizio, rapina, lancio e uso di oggetti atti a offendere. Gli indagati dalla Procura guidata da Marcello Viola sono in gran parte antagonisti dei centri sociali e dei collettivi, giovani ma anche adulti. Dopo la "guerriglia" davanti e dentro la stazione c'erano stati cinque arresti in flagranza per resistenza e lesioni, tra cui due minorenni studenti liceali e due studentesse universitarie. Per queste ultime, poi scarcerate, il processo è in corso, mentre per i due minori, difesi dagli avvocati Mirko Mazzali e Guido Guella, è stata disposta la messa alla prova.

Quel giorno con lo slogan "blocchiamo tutto" centinaia di manifestanti avevano più volte tentato di sfondare gli schieramenti delle forze dell'ordine. Scrive ancora il gip che la "manifestazione pacifista (...) è divenuta teatro di scontri accesi" per ribellione contro "l'ordine costituito". Così un agente è stato colpito "ripetutamente" con la "punta metallica di un ombrello" al "volto e alla gola". Poi "calci" e un poliziotto spinto "all'interno della folla tumultuosa dei manifestanti" e aggredito e "privato dello scudo" e dello sfollagente. Pugni, transenne lanciate, colpi con "l'asta di una bandiera" e con una "grande asta di ferro", lanci di sanpietrini, fumogeni e torce. La "rivolta" è durata "quasi due ore". Sui "facinorosi" a volto coperto che hanno commesso i fatti più gravi tuttavia le indagini sono in corso. "I primi effetti dei decreti sicurezza cominciano a vedersi - dichiara l'avvocato Mazzali -. Gli aumenti delle pene portano all'applicazione di misure cautelari che poco c'entrano con le effettive esigenze, ma che paiono essere un monito".