«Questa è bellissima. Report che rivela atti e intercettazioni coperti da segreto tramite fonti col passamontagna, ora scopre la violazione del segreto». É Stefano Esposito, torinese, ex senatore del Partito democratico. Che ieri apprende con un certo stupore che Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, intende denunciare le fughe di notizie sull’attentato ai suoi danni.
Lei il metodo Report lo conosce bene.
«Eh sì, io ci sono passato e so esattamente cosa vuol dire. Sono uno dei tanti politici o figure pubbliche a carico dei quali è stato fatto un processo ed è stata emessa la condanna attraverso il randello televisivo di Report».
Ma Ranucci dice che agli interessati veniva dato diritto di dire la loro.
«Vero. Col solito meccanismo, ‘ci dica cosa ne pensa’, e poi nel servizio non ritrovavi nulla delle cose importanti. Al loro posto, l’utilizzo sistematico delle carte dell’accusa.
Quando la storia è finita e sono stato assolto, Report non ha pensato di fare un servizio per spiegare come era andata davvero la vicenda. Il metodo Report sono gli accostamenti, le presunte amicizie inopportune. Di me dicevano che avevo un amico in odore di mafia. Lui con la mafia non aveva niente a che fare ed è stato assolto ma per loro non cambia niente, sono i portatori di un giudizio etico nei confronti di chi finisce nelle loro grinfie che travalica le decisioni della magistratura.
Così anche una cosa falsa è diventata un pezzo della distruzione della mia onorabilità ».
Si è mai interrogato sul loro movente?
«Il modello di Report e di un’ampia parte di stampa è quello di inchiodare la vittima che viene scelta sempre tra chi non segue una certa linea. Individuo il target e lo demolisco, utilizzando carte processuali anche se già smentite dai processi: pensiamo a cosa hanno fatto al generale Mori. Ma il metodo vale solo per i nemici, gli altri non si toccano. Ha mai visto un’inchiesta sulla vicenda delle mascherine? Io no».
Ora Ranucci promette querele. Lei ha mai querelato lui?
«Io non querelo mai, perchè chi sceglie la vita pubblica deve accettare anche gli attacchi. Poi lei crede che in Italia ci sia un tribunale disposto a condannare Ranucci? Quel Ranucci cui l’assemblea dei magistrati durante la campagna referendaria ha tributato una standing ovation? La vedo improbabile. In nessun Paese al mondo si era mai vista una scena del genere».
Ranucci ribadisce che nella storia lui è una vittima.
«Fa bene. Ma proprio lui che dell’utilizzo di carte segrete ha fatto il randello della sua trasmissione dovrebbe avere la dignità di non lamentarsi quando la cosa tocca a lui. Se io avessi visto Lavitola due volte alla settimana Report mi avrebbe appeso al pennone più alto. Ci vorrebbe un po’ di coerenza».

