Campione del mondo in carica, con in rosa una leggenda come Leo Messi che anche in questa edizione ha meravigliato il mondo: tanto basterebbe per considerare l'Argentina favorita numero uno per alzare la coppa. Certo, domani bisognerà passare dall'Inghilterra: 40 anni fa, nel 1986, fu il quarto di finale in cui Maradona segnò con la mano de dios realizzando poi il gol del secolo ubriacando l'intera difesa avversaria. Era stata una vittoria sporca e insieme esaltante, come oggi non sarebbe possibile visto che la furbata del Pibe de Oro sarebbe smascherata dal Var. Erano, quelli, i tempi della Guerra delle Falkland e i sudamericani vissero il tutto come una rivincita storica: Messi non è (mai stato) rivoluzionario come Maradona ma, in caso di bis iridato, farebbe anche meglio di lui. C'è anche dell'altro, ovvio. Perché nell'Albiceleste ci sono ben 17 giocatori che hanno già fatto parte della rosa campione a Qatar 2022: mai successo prima, dal momento che la doppietta realizzata dal Brasile nel 1958 e 1962 aveva riguardato 14 elementi. In un gruppo che si riconosce nell'indiscussa leadership di Messi, tutto viene vissuto come una logica conseguenza e del resto alla vittoria in Qatar è poi seguita quella della Copa America 2024. La gestione dei momenti critici e quella della pressione fanno insomma parte del dna del gruppo di Scaloni, ct amato e rispettato che non ha nemmeno mai celato la propria sensibilità di fronte agli eventi appena vissuti: le sue lacrime dopo la folle vittoria contro l'Egitto hanno se possibile unito ancora di più la squadra. Che è espressione di un Paese dove il futbol è considerato una religione: per il poco che vale, nei giorni scorsi è diventato virale in rete un filmato in cui a Buenos Aires un autista di un pullman ha fermato il mezzo per abbracciare i passeggeri presenti dopo il successo contro l'Egitto.

