Alle sette di sera, a Montecitorio, l’emendamento della maggioranza che prevede l’introduzione delle preferenze viene bocciato per un solo voto a scrutinio segreto. È uno choc per la seduta parlamentare e forse per le sorti della legislatura. In Transatlantico Gigi Meduri, ex sottosegretario del secondo governo Prodi, saltella: «Clamoroso al Cibali. Adesso comincia la caccia ai franchi tiratori». Inizia sì la caccia a chi fra le fila della compagine di governo ha voltato le spalle alla modifica richiesta da Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Un emendamento che di fatto è stato subìto da Lega e Forza Italia che solo last second, poco prima del fischio di inizio dei lavori, hanno dato il via libera. Insomma, secondo Radio Montecitorio, gli indiziati si anniderebbero tra le truppe di Tajani e quelle di Salvini. Il perimetro sembra essere quello. L’azzurro Giuseppe Castiglione si mette a fare i calcoli, uscendo dall’aula: «Su questo emendamento si è raggiunta faticosamente l’intesa.
Da noi c’era qualche perplessità . Il dato è che prima di questa votazione viaggiavamo sui 217 consensi in aula, per le preferenze ci siamo fermati a 187. Mancano all’appello una trentina di voti».
Da quel momento inizia la caccia ai 30. Facce tese, capannelli diffusi. Alessandro Sorte, deputato di Forza Italia di Treviglio, gioca in difesa: «Cominciamo ad andare a vedere chi non c’era: 5 deputati di Fratelli, 8 Lega e due Forza Italia.
Dopodiché nel voto segreto è impossibile decifrare chi sia stato. I lombardi per quanto ne so hanno votato tutti a favore». Fra gli assenti spicca però Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, punta di diamante di quel Nord che non ha mai gradito il taglio dei collegi uninominali. Ma il suo non essere presente è giustificato. Tuttavia più un mal di pancia è stato raccontato in queste settimane all’interno del gruppo del Carroccio. La delegazione di Salvini non ha mai apprezzato lo Stabilicum. Perplessità che non sono rientrate e che qualcuno a titolo personale ha manifestato nel segreto dell’urna. Scuote la testa Jacopo Morrone, deputato salviniano di Forlì: «Io ho votato con la maggioranza. Era un’opportunità per le preferenze, evidentemente c’è chi non lo vuole.
Ognuno si deve fare il proprio esame di coscienza».
Salvo poi lasciarsi scappare: «I problemi del Paesi sono altri. Si va avanti». Igor Iezzi, riferimento dei leghisti in commissione Affari Costituzionali, sposta i riflettori sulle donne del centrodestra: «Trenta persone non hanno votato. Ma si partiva da 217. La voce che più gira è che siano state le donne. Non c’erano le quote sui capilista e hanno fatto notare la questione. Non è una roba di partito. Noi andiamo avanti. Poi cosa facciano i big non lo sappiamo». Scorrendo i tabulati si scopre che al momento della votazione mancavano Deborah Bergamini e Francesco Cannizzaro (che non risultano in missione) in quota Forza Italia. E tra i leghisti non sono presenti Vanessa Cattoi, Vannia Gava e Valeria Sudano. E poi ci sono i franchi tiratori: secondo diverse ricostruzione due indiziati rimanderebbero a Catia Polidori e Isabella De Monte, entrambe le azzurre sono contrarie alla legge elettorale e alla modifiche sulle preferenze perché avrebbe penalizzato le donne. Ma a sera Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia, si oppone a questa tesi: «Non cercate tra noi».
Roma La sinistra salva i «nominati» e vede il voto anticipato. Alle ore 19 e 10 Fabio Rampelli, che presiede la Camera, legge l’esito della votazione sull’emendamento (di maggioranza) che introduce le preferenze nel testo della nuova legge elettorale all’esame del Parlamento: 188 contrari e 187 favorevoli.
Governo sotto per un voto, stop alle preferenze.
Malumori leghisti e donne in rivolta. Scambio di accuse sui franchi tiratori
Scritto il 15/07/2026
da Giuseppe Alberto Falci

