Prima l'Europa. L'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, da una parte allunga una mano verso i tedeschi di Commerzbank ai quali chiede un confronto «diretto e costruttivo in cui tutte le parti mettono sul tavolo le proprie preoccupazioni» in una finestra di dialogo «da 12 settimane». Dall'altra, ricorda che Unicredit è «fiera» delle radici italiane, ma ormai si è evoluta in un modello paneuropeo e sul fronte delle acquisizioni ormai guarda oltre confine. «Questo non vuol dire che non potremmo partecipare a un maggior consolidamento in Italia se ci provassimo», ha proseguito Orcel, «ma significa che ragioniamo in primo luogo con un'ottica paneuropea». Secondo fonti di mercato, i tedeschi per dare l'ok potrebbero chiedere quotazione e sede centrale a Francoforte. Ma sarebbe curioso che Orcel acconsentisse dopo aver avvisato Palazzo Chigi prima dell'offerta.
Il numero uno di Piazza Gae Aulenti è rimasto scottato con il golden power del governo italiano sull'offerta per Banco Bpm, ma nell'affare Commerz pare avere solide sponde europee. Bruxelles sembra essersi convinta sulla necessità di un consolidamento transfrontaliero delle banche del continente e sta lavorando a una stretta sull'utilizzo dei poteri speciali per gli stati membri, come ha riportato il Financial Times. A proposito del caso Unicredit-Bpm, ieri Claudia Buch, presidente del Supervisory Board della Bce, ha detto che «c'è stata una risposta del governo italiano ora sotto esame». La responsabile della vigilanza ha poi ribadito che la Bce si è espressa «in modo estremamente chiaro riguardo a come vediamo le fusioni». Tuttavia, «questa è una discussione che ora sta avvenendo non solo a livello europeo, ma anche a livello politico, quindi non voglio commentare i dettagli».
Nell'intervento di ieri, all'evento di Morgan Stanley di Londra, Orcel ha detto di aver lanciato l'Ops su Commerz per rompere lo stallo. «Un confronto con un risultato positivo, con il sostegno a una visione comune, a una strategia comune, allora sicuramente potremo rivedere i termini» dell'Ops. Dichiarazione, quest'ultima, che ha spinto in Borsa il titolo della banca tedesca. Orcel ha affermato che se Unicredit dovesse arrivare a detenere il controllo di Commerzbank «ovviamente ci sarà un impatto significativo sul capitale» e questo avrà effetti «sul buyback 2025 e forse di più, a seconda dello scenario». Se non dovesse ottenere il controllo, allora il gruppo potrebbe comprare altre azioni e rafforzarsi nel capitale. L'Ops dovrebbe concludersi a giugno, o poco dopo.
Il banchiere italiano si è espresso anche sul risiko nella penisola, che è in «stallo». Parla di tre gruppi che «potrebbero aggregarsi tra loro o con noi»: si tratta di Bper, Banco Bpm e Mps. Realtà che hanno «azionisti di controllo o con grande influenza che rendono ogni offerta impossibile senza accordi». Al momento, «non abbiamo visto, specialmente nei nostri confronti, nessuna apertura per negoziare alcunché». E peraltro «sarebbe difficile negoziare perché quando si ha il controllo di fatto tutti vogliono qualcosa ed è difficile trovare una situazione in cui tutti sono contenti». I casi più eclatanti sono Banco Bpm, dove Credit Agricole è di gran lunga il primo socio e non può essere soddisfatto del mancato rinnovo dell'intesa sui fondi con Amundi; ma anche Bper, dove la Unipol di Carlo Cimbri è un azionista determinante e potrebbe valutare un accordo in presenza di un accordo allettante per la distrubuzione delle polizze. Capitolo a parte Mps, che ha almeno due grandi azionisti privati con i quali è necessario fare i conti.

