Aggiorn@FADOI Numero 242 | 1° Marzo 2026

Scritto il 01/03/2026
da FADOI

Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

eccoci al numero del 1° marzo di Aggiorn@Fadoi, ed il mese di febbraio a partire dal giorno 15, come vi avevo preannunciato nella precedente presentazione, ha visto svolgersi a Rutigliano (Bari) l’EFIM/ESIM Winter School 2026, organizzata dalla FADOI e conclusasi con grande successo il 21 febbraio.
Sento necessario approfittando di questa presentazione, fare un brevissimo riepilogo celebrativo dell’evento. Splendida ed apprezzata la location, la Masseria Agrituristica Lama San Giorgio a Rutigliano, ma, naturalmente, il grande successo dell’evento è stato l’avere offerto una settimana di alta formazione, con sessioni scientifiche, discussioni su casi clinici e workshop interattivi per giovani internisti provenienti da vari paesi europei, realizzando così un’intensa collaborazione internazionale. L’esperienza culturale è stata arricchita dal fatto che, oltre alla formazione scientifica, il programma ha alternato sessioni cliniche a momenti di immersione culturale, con la valorizzazione del territorio pugliese: wine tasting, visite ai centri dei Carabinieri Biodiversità, festeggiamenti legati al Carnevale locale, visita alle Grotte di Castellana, la scoperta dei trulli di Alberobello e un laboratorio sulla preparazione delle orecchiette baresi. Il risultato è stato che l’evento ha rafforzato la collaborazione internazionale e il ruolo di FADOI e dell’Italia nella formazione medica europea, lasciando in eredità nuove competenze e coesione tra giovani internisti.
La Winter School ha visto la partecipazione e il contributo del Presidente nazionale FADOI, Andrea Montagnani, e del prof. Francesco Dentali, oltre a docenti FADOI come Ombretta Para, Vannucchi Vieri, Aldo Fici, Lucia Colavolpe, Ada Maffettone, Laura Morbidoni, Paola Piccolo, Patrizia Angelotti con le sue simulazioni, oltre a relatori italiani e stranieri.

Di questo ennesimo successo ringraziamo, quindi, tutta la FADOI Puglia e, in particolare, per l’organizzazione, Salvatore Lenti e Franco Mastroianni.

Tomografia computerizzata coronarica nella previsione dei primi eventi coronarici.
Giuliano Pinna per Bergström, e coll.; JAMA. 2026;335(3):245-254. L’angiografia coronarica con tomografia computerizzata (CCTA) migliora la previsione del rischio nella prevenzione primaria degli eventi coronarici in soggetti di età compresa tra 50 e 64 anni al basale? A questa domanda ha cercato di risponder lo studio che vi proponiamo, pubblicato su JAMA, uno studio di coorte osservazionale che include individui di età compresa tra 50 e 64 anni reclutati casualmente dalla popolazione generale ed esaminati presso sei ospedali universitari in Svezia dal 2013 al 2018, con un follow-up mediano di 7,8 anni. In un ampio campione di popolazione di individui senza malattia cardiovascolare aterosclerotica clinicamente accertata, l’aggiunta dei dati derivati da una tomografia coronarica computerizzata (CCTA) con mezzo di contrasto a un modello che includeva fattori di rischio tradizionali e punteggio di calcificazione dell’arteria coronaria ha migliorato in modo modesto la previsione di eventi coronarici a otto anni di follow-up. Un miglioramento significativo nella riclassificazione corretta è stato osservato solo nel gruppo a basso rischio.

In definitiva le informazioni sull’aterosclerosi coronarica ottenute tramite CCTA hanno migliorato leggermente la previsione degli eventi coronarici, oltre ai tradizionali fattori di rischio e al punteggio del calcio dell’arteria coronaria. Il punto è la valutazione costo beneficio.

Ci fa piacere segnalare il commento di Claudio Pascale, sempre interessante e puntuale.

Intensificazione personalizzata del trattamento per il cancro alla prostata ormono-sensibile.

Giuliano Pinna per Cilento e coll.  Nature Reviews Clinical Oncology https://doi.org/10.1038/s41571-025-01100-3Questa difficile sintesi di una review molto lunga e complessa pubblicata su Nature, fa il punto sulle nuove metodiche di indagine e sulle nuove prospettive terapeutiche del cancro della prostata ormono sensibile HSPC), uno dei tipi di tumore più diffusi nell’uomo e in continuo incremento.

  • Gli stati clinici del carcinoma prostatico ormono-sensibile (HSPC) che si manifestano dopo terapia locale sono definiti come HSPC metastatico (mHSPC) o HSPC non metastatico (nmHSPC) in base alla presenza o assenza di metastasi, rispettivamente, nell’imaging convenzionale; l’mHSPC comprende anche i pazienti che presentano una malattia metastatica de novo (sincrona).
  • L’imaging nucleare sensibile con PET dell’antigene di membrana prostatico specifico ha rapidamente migliorato la nostra capacità di visualizzare le metastasi del cancro alla prostata e ha offuscato i confini tra le definizioni convenzionali di malattia non metastatica e metastatica; i pazienti potrebbero non presentare metastasi rilevabili con l’imaging convenzionale, ma essere positivi alla PET dell’antigene di membrana prostatico specifico.
  • La storia della precedente terapia locale e la successiva dinamica dell’antigene prostatico specifico nei pazienti che sviluppano nmHSPC guidano le opzioni di trattamento, tra cui terapie di salvataggio locali, osservazione, terapia di deprivazione androgenica (ADT) intermittente o continua ed enzalutamide con o senza ADT.
  • La duplice terapia con ADT più inibitore del pathway del recettore degli androgeni (ARPI) è la spina dorsale della terapia sistemica per mHSPC; i pazienti che presentano una malattia metastatica de novo ad alto volume potrebbero trarre i maggiori benefici dall’aggiunta di chemioterapia utilizzando un triplice approccio ADT-ARPI-docetaxel, mentre i pazienti con malattia de novo a basso volume potrebbero avere un migliore controllo del cancro e una migliore sopravvivenza con l’aggiunta di radioterapia alla prostata alla duplice ADT-ARPI.
  • La tossicità della soppressione del testosterone, compresi gli effetti avversi sulla salute delle ossa, sulle malattie cardiometaboliche, sui sintomi vasomotori, sull’immagine corporea e sugli effetti psicologici, sono un aspetto importante da considerare nei pazienti con HSPC.
  • Nuovi approcci basati sui biomarcatori sono in fase di studio in studi clinici volti a definire il ruolo del lutezio-177 (177 Lu) -PSMA-617, degli inibitori dell’AKT e degli inibitori della poli-ADP-ribosio polimerasi (PARP) nel trattamento dell’mHSPC.

Inibitori SGLT2 e outcome renali in base alla velocità di filtrazione glomerulare e all’albuminuria. Una metanalisi.

Giuliano Pinna per Neuen JAMA. 2026;335(3):233-244. Gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) riducono la progressione della malattia renale cronica nei soggetti con diabete di tipo 2, insufficienza renale cronica o insufficienza cardiaca. Tuttavia, i loro effetti nei soggetti con insufficienza renale cronica di stadio 4 o con albuminuria scarsa o assente rimangono incerti. L’obiettivo di questa metanalisi è stato di valutare se la velocità di filtrazione glomerulare stimata o il grado di albuminuria, misurato dal rapporto albumina/creatinina urinaria modificano gli effetti degli inibitori SGLT2 sugli esiti renali. In questa metanalisi, che ha incluso 70.361 partecipanti in dieci studi sugli inibitori SGLT2 rispetto al placebo, gli SGLT2 inibitori hanno ridotto significativamente la progressione della malattia renale cronica, del danno renale acuto grave e dell’insufficienza renale. La riduzione del rischio relativo di progressione della malattia renale cronica è stata costante indipendentemente da eGFR e albuminuria. Sono state osservate riduzioni significative del tasso annuo di declino dell’eGFR in tutti i sottogruppi, anche quando i partecipanti con e senza diabete sono stati analizzati separatamente. Questi risultati supportano l’uso di routine degli inibitori SGLT2 per migliorare gli outcome renali sull’intero spettro della funzionalità renale e dell’albuminuria nei pazienti con diabete di tipo 2, malattia renale cronica o insufficienza cardiaca.

Agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone e precedenti eventi avversi maggiori agli arti nei pazienti con diabete.

Giuliano Pinna per Fu-Chih Hsiao, e coll.  JAMA Network Open. 2026;9(1). I pazienti con diabete e una storia di eventi avversi maggiori agli arti (MALE) presentano un rischio maggiore di complicazioni cardiovascolari e correlate agli arti; tuttavia, le terapie ipoglicemizzanti efficaci per la prevenzione secondaria in questa popolazione sono limitate. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare se gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1 RA) sono associati a un rischio ridotto di MALE e di eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE) rispetto agli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4) nei pazienti con diabete e precedenti MALE. In questo studio di coorte su 17.288 pazienti, l’uso di GLP-1 RA è stato associato a rischi significativamente inferiori di eventi agli arti: amputazione, eventi cardiovascolari, progressione verso la dialisi e mortalità per tutte le cause rispetto agli inibitori della DPP-4.  Questi risultati suggeriscono che i RA GLP-1 possono offrire importanti benefici protettivi per i pazienti ad alto rischio con diabete e precedenti eventi agli arti, supportando il loro uso preferenziale nella prevenzione secondaria.

CRITICAL CARE

Livelli di cut-off del D-dimero aggiustati per età per escludere la trombosi venosa profonda. Claudio Marone Giuliano Pinna per Le Gal, et al.; for the ADJUST-DVT Investigators JAMA. 2026;335(5):416-424.  Il D-dimero è un test molto sensibile ma poco specifico, soprattutto negli anziani, nei quali i valori aumentano fisiologicamente con l’età. L’uso della soglia fissa di 500 μg/L porta quindi a molti falsi positivi e a un elevato numero di ecografie inutili. Per l’embolia polmonare è già raccomandato l’impiego di un cut-off di D-dimero aggiustato per età (età × 10 nei pazienti ≥50 anni), ma non era chiaro se questo approccio fosse altrettanto sicuro ed efficace nella diagnosi di trombosi venosa profonda degli arti inferiori. Claudio Marone e Giuliano, ci presentano questo ampio studio prospettico internazionale che fa il punto sulla situazione. In esso, che ha coinvolto 3.205 pazienti ambulatoriali giunti al pronto soccorso con sospetto di TVP, l’approccio con D-dimero corretto per età si è dimostrato sicuro ed efficace. In particolare, nessuno dei pazienti con valori di D-dimero compresi tra il limite tradizionale di 500 μg/L e il limite aggiustato per l’età ha sviluppato eventi tromboembolici nei tre mesi di follow-up. L’applicazione di questo criterio ha permesso di escludere la diagnosi di TVP in una quota maggiore di pazienti, con un aumento assoluto del 7,4% rispetto all’approccio tradizionale. Questo significa meno esami inutili, in particolare meno ecografie, senza compromettere la sicurezza diagnostica. In conclusione, l’uso del D-dimero aggiustato per età rappresenta una strategia affidabile per escludere la TVP, migliorando l’efficienza del percorso diagnostico e riducendo il ricorso a indagini strumentali non necessarie.

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE

L’evoluzione dell’educazione al carattere nella Medicina. Sara Rotunno e Giuliano Pinna per Silver e coll., Medical Education Online, 31:1, 2607813, DOI: 10.1080/10872981.2025.  L’evoluzione dell’educazione al carattere rappresenta uno sviluppo significativo nella formazione medica e nella preparazione alla leadership. Man mano che essa assume un ruolo sempre più centrale nei percorsi formativi è necessario che sappia dialogare e integrarsi con ambiti diversi – come la filosofia, la psicologia e la tecnologia – così come con differenti contesti professionali, dalla ricerca all’assistenza clinica, e con le varie specialità mediche, dall’ostetricia e ginecologia alla psichiatria, fino alla neurochirurgia. Sebbene in questo articolo l’attenzione sia rivolta principalmente ai medici e ai medici in formazione, l’educazione al carattere deve anche sostenere e rafforzare la collaborazione interprofessionale, coinvolgendo infermieri, professionisti sanitari con competenze avanzate, assistenti sociali e altri operatori della salute. Inoltre, l’educazione al carattere dovrebbe incarnare i principi fondamentali della formazione medica: mettere in pratica il principio di beneficenza, valorizzare la medicina basata sulle evidenze, promuovere un’assistenza centrata sul paziente, sostenere un’eccellenza inclusiva, favorire il senso di appartenenza e tutelare il benessere di tutti.

L’ANGOLO INTERSOCIETARIO SIIA-FADOI

Farmaci antipertensivi stimolanti l’angiotensina II e neuropatologia correlata alla demenza. Giuliano Pinna per Gray e coll.JAMA Network Open. 2026;9(2): e2559113. L’angiotensina II, come sappiamo, non stimola solo i recettori AT1, provocando vasocostrizione e aumentata produzione di aldosterone, ma anche AT2 e AT4, la cui stimolazione non provoca vasocostrizione (anzi …)  e sembra neuroprotettiva, nei confronti dell’involuzione aterosclerotica e della malattia di Alzheimer. Quindi evitare di bloccare la produzione di angiotensina II e antagonizzare solo i suoi recettori AT1 potrebbe essere utile nel prevenire la demenza senile.  Gli studi a tale proposito sono controversi. Questo ampio studio eseguito sulle autopsie di circa 700 persone che in vita hanno seguito per molti anni una terapia con farmaci che aumentavano l’AII (tipo i sartani) e farmaci che la inibivano (tipo ACE inibitori, betabloccanti), ha proprio cercato di stabilire se c’era un nesso tra stimolanti AII e inibitori AII negli outcome neurologici. I risultati non sono stati determinanti ma molto interessanti. Si tratta di uno studio di coorte su 756 autopsie, l’esposizione cumulativa a stimolanti dell’angiotensina II (AII) è stata associata a un rischio inferiore per alcuni tipi di neuropatologia rispetto all’esposizione inibente l’AII. L’esposizione a lungo termine a stimolanti dell’AII (≥15 anni) è stata associata a un rischio inferiore del 24% di arteriolosclerosi e di alcune neuropatologie correlate alla demenza.

SHORT REPORT

La verità sull’aspirina a basso dosaggio per la prevenzione primaria. Andrea Fontanella. In questo articolo Topol riprende un problema annoso che è quello del rapporto costi benefici sull’uso dell’aspirina in prevenzione primaria e dove cerca di sfatare un mito medico, esemplificato dall’idea che l’aspirina a basso dosaggio sia sicura ed efficace negli adulti sani per la prevenzione primaria delle malattie cardiache, soprattutto nelle persone di età pari o superiore a 60 anni.

SPAZIO GIOVANI FADOI

Profilassi antibiotica nell’emorragia digestiva superiore in pazienti con cirrosi: review sistematica e metanalisi. Michele Lella, Piera Altieri, Claudio Maron per Prosty e coll., Published online August 11, 2025. L’emorragia digestiva superiore (UGIB) nel paziente con cirrosi è tradizionalmente gravata da un elevato rischio di infezioni batteriche. La maggior parte delle linee guida internazionali, basate però su dati di basso peso statistico, raccomandano una profilassi antibiotica con cefalosporine di terza generazione (5–7 giorni) in tutti i pazienti con cirrosi e UGIB, ma le domande che ci poniamo sono: serve la profilassi antibiotica? basta un ciclo breve o più lungo?  A questa domanda ha cercato di rispondere la metanalisi bayesiana che, appunto, ci propongono i giovani Campania. La metanalisi di Prosty et al. evidenzia una probabilità del 97,3% che l’assenza di profilassi oppure una profilassi breve (0–3 giorni) sia non inferiore ai regimi standard (5–7 giorni) rispetto alla mortalità per tutte le cause, principale outcome su cui si basano le linee guida attuali. I dati disponibili non confermano quindi un effettivo vantaggio sulla mortalità, suggerendo che la pratica clinica consolidata risulti fondata su evidenze datate e caratterizzate da limitata qualità metodologica.

Lo studio è corredato ed arricchito da un interessante commento di Luca Fontanella.

MEDICINA DI GENERE

Influenza del sesso e del genere sul cancro. Romina Alessandroni Elena Barbagelata per Gisinger Cancer Medicine, ottobre 2025.  Quest’analisi tocca un punto molto critico della Medicina di Genere. “L’aspetto innovativo di questo studio risiede nell’aver considerato sia il sesso biologico sia le variabili legate al genere nell’analisi dei tassi di cancro autodichiarati. Tale prospettiva può servire come apripista per una nuova generazione di ricerche: una visione integrata sesso biologico-genere psicosociale permetterebbe di caratterizzare meglio gli individui a rischio, consentendo così di sviluppare uno screening oncologico personalizzato, migliorando di conseguenza l’efficienza e i risultati nei sistemi sanitari.

L’ANGOLO ANÍMO

Interventi di coinvolgimento del paziente per migliorare la gestione dei farmaci nei pazienti anziani durante le transizioni di cura: una revisione sistematica con metodi misti. Stefania Di Berardino, Ignazia Lo Burgio per Ottosen e coll. J Clin Nurs. 2026 Jan 26.  Il coinvolgimento attivo del paziente nel processo della dimissione con interventi mirati rende le persone anziane meno vulnerabili. Modelli di continuità assistenziale con il follow-up post-dimissione e l’uso di un processo decisionale condiviso sono efficaci nel ridurre i tassi di riammissione nella transizione degli anziani dall’ospedale a casa. Una comunicazione efficace e attiva consente una miglior aderenza alla terapia farmacologica. Dall’analisi emerge che la maggior parte degli interventi si colloca nei livelli più bassi di engagement, privilegiando strategie informative (educazione al paziente, consegna di liste terapeutiche, counselling al momento della dimissione). Tali approcci mostrano una riduzione statisticamente significativa delle riospedalizzazioni, ma con effetti meno consistenti sugli esiti clinici a lungo termine. Gli interventi ad alto livello di coinvolgimento – che includono collaborazione decisionale, continuità assistenziale oltre la dimissione, follow-up strutturato e supporto personalizzato – risultano, invece, associati a benefici più stabili e duraturi, sia in termini di outcome clinici sia di impatto organizzativo. Tuttavia, queste strategie richiedono maggiore integrazione interprofessionale, tempo dedicato e risorse, sollevando questioni di sostenibilità nei contesti real-world.

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  1. Linee guida 2025 per la gestione delle lesioni fibroepiteliali mammarie benigne. American Society of Breast Surgeons and Society of Breast Imaging 2025. Guidelines for the Management of Benign Breast Fibroepithelial Lesions.
  2. Appendicite acuta: cosa cambia con le nuove linee guida 2025. 2025 Edition of the World Society of Emergency Surgery Jerusalem Guidelines
  3. Linea guida 2025 di U.S. Department of Veterans Affairs e U.S. Department of Defense per la gestione dell’asma nelle cure primarie.

Completato cari amici, vi auguro una buona lettura!

Un caro saluto a tutti
Andrea Fontanella

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