Una repubblica autonoma. Proiettata fuori dalla Rai. Sì è fatto un gran parlare per anni dei tentativi di censurare e imbavagliare Report, ma i numeri offrono una prospettiva opposta: Sigfrido Ranucci aveva creato un sistema semindipendente, di fatto sganciato da viale Mazzini. La redazione è composta da più di sessanta di giornalisti, ma per due terzi circa si tratta di collaboratori a partita Iva. Quarantuno nella stagione appena conclusa. Gli interni sono una minoranza e questo dato fa comprendere meglio di tante analisi astratte la forza del conduttore, ora disarcionato, provvisoriamente?, dalla strana liason con Valter Lavitola. Il sistema Report si basava e si basa sul rapporto di fiducia fra i professionisti e il conduttore, come in tutte le agenzie giornalistiche, ma il corpo del programma è cresciuto oltre i confini dell'azienda e questo ha fatalmente allentato controlli e verifiche. Di fatto, se chi firma un servizio non è un dipendente ma come altri si confronta solo con l'uomo immagine, allora cercherà sempre più la sua approvazione e solo quella. Non è retorica, ma il l'esplicitarsi di dinamiche che sono sotto gli occhi di tutti: del resto Report, come da audit del gennaio 2025, è la grande eccezione nel palinsesto della tv di Stato, l'unico programma senza un capo struttura nominato dal direttore per bilanciare e fare da contrappeso a un personaggio carismatico e autorevole come Ranucci. Insomma, la Rai non metteva più di tanto il naso nelle scelte e nelle intemerate del conduttore e tutti i tentativi di ridefinire il rapporto con Report, valutarne le traiettorie, soppesarne le linee editoriali, sono stati vissuti come un accerchiamento. Un attacco. Uno sfregio alla democrazia. Anche quando con una mascalzonata Ranucci ha pubblicato la telefonata fra il ministro Sangiuliano e la moglie. Report ha collezionato molti successi e scoop e certo il bravo cronista sarà sempre almeno un po' in conflitto con il "padrone", ma qualunque critica o semplicemente osservazione dai piani alti di viale Mazzini veniva bollata come un attentato all'integrità del programma e alla qualità dei suoi giornalisti, finché l'attentato non è arrivato per davvero. Dunque, nella stagione 2025-26 gli esterni sono aumentati ancora, 41 contro 24 interni; e per il 2026-27 le previsioni sono di un ulteriore incremento di un'unità, 42 contro 24 interni. Tanto per fare un paragone, PresaDiretta di Riccardo Iacona ribalta questo schema: gli interni sono 29, più del doppio dei 14 interni. E chi ha la partita Iva contratta giustamente la propria abilità: sei dei 41 collaboratori di Ranucci hanno un compenso superiore ai duecentomila euro lordi l'anno. Non basta. La Rai ha assunto e stabilizzato per concorso 127 lavoratori. Per molti quella prova era un miraggio, finalmente raggiunto. Lo era anche per 11 redattori di Report che hanno partecipato a quel concorso. Ma lui è andato lo stesso all'attacco, forse perché abituato a interpretare la parte del violino solista che vive con fastidio, se non peggio, l'orchestra e i violini di fila. Poi il vicedirettore di Rai 3 ha definito "deportati" i precari di Report che avevano superato il concorso ed erano stati assunti. Deportati, naturalmente, nelle sedi regionali. Insomma, insofferenza e allergia perfino all'ingresso dei redattori in Rai e alla fine di un percorso di incertezze. Meglio stare fuori. Forse, troppo in là.