Libano, la pace passa da Roma. Gli Usa a Bibi: "Ora si ritiri"

Scritto il 15/07/2026
da Fausto Biloslavo

I media: Trump chiede che l'Idf inizi a lasciare il Paese e la Siria

"Roma capitale di pace" è l'auspicio del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per la due giorni di incontri fra libanesi e israeliani che puntano alla via d'uscita dalla guerra in Libano e al disarmo di Hezbollah. Ieri e oggi si è svolto il sesto giro di colloqui dopo la firma dell'accordo per raggiungere la pace, a Washington, respinto dai giannizzeri filo iraniani paventando la "guerra civile". E sempre ieri, Axios ha svelato che il presidente Donald Trump ha detto in una telefonata al premier israeliano Benjamin Netanyahu di iniziare a ritirare le truppe da Siria e Libano. Nella 48 ore romana si cerca di dare il via alle "zone pilota", un paio di aree vicino all'antico castello crociato di Beaufort nel Sud del Libano. Gli israeliani dovranno ritirarsi per lasciare posto all'esercito libanese, che riprenderà il controllo del territorio. Hezbollah non potrà metterci piede né riportare i missili per colpire Israele. La garanzia del mantenimento dei patti spetta a Centcom, il comando americano, che ha una delegazione fissa a Beirut. La strada è tutta in salita a causa della ripresa di attacchi e rappresaglie con l'Iran, grande padrino di Hezbollah. Secondo indiscrezioni, il ritiro dalle "zone pilota" non avverrà prima di tre settimane, ma se funziona continuerà fino al ripiegamento totale. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha dichiarato: "Siamo pronti a procedere con l'attuazione di queste due zone pilota e spero, anzi credo, che questo nuovo ciclo di colloqui a Roma contribuirà a fare avanzare il processo".

I dettagli vengono esaminati nella capitale, presso la sede diplomatica Usa, dalla delegazione israeliana guidata da Yechiel Leiter, ambasciatore a Washington. I libanesi sono rappresentati dall'ambasciatrice negli Usa, Nada Moawad e dal generale Ziad Haykal, consigliere del presidente Joseph Aoun, grande sostenitore dell'accordo. Il capo di Stato, cristiano ed ex comandante delle forze armate, sarà a Washington il 21 luglio per incontrare Trump. La speranza è che in concomitanza inizi il primo ritiro israeliano e dispiegamento dell'esercito di Beirut, dopo l'ultima guerra con Hezbollah scoppiata il 2 marzo. Lo Stato ebraico ha occupato una zona chiamata "gialla" di dieci chilometri per evitare che la falange sciita continui a colpire Israele. L'accordo del 26 giungo prevede non solo il progressivo ritiro, ma il disarmo di Hezbollah, che non vuole abbandonare le armi.

Il nodo verrà al pettine quando l'esercito libanese dovrà fermare i miliziani sciiti e disarmarli. L'Italia già addestra le forze armate di Beirut con una missione ad hoc. "Partecipando a Unifil (storica operazione Onu nel Sud) e alla formazione del personale delle forze armate libanesi vogliamo essere protagonisti della costruzione di un Libano libero", ha sottolineato Tajani. Però i caschi blu non sono mai riusciti a fermare le ostilità. Oltre a Centcom, un ruolo chiave spetterà alla nuova missione europea, composta sopratutto da francesi e italiani, che sostituirà quella obsoleta dell'Onu.