Ci sono "quello", "quell'altro", e "quella persona". E poi il misterioso "Corrado", ma anche "Pasquale, l'amico delle guardie", "Garibaldi", il noleggiatore d'auto, e "Saverio il cardillo".
Tanto parlavano senza freni al telefono e in auto - ascoltati dalle microspie - della "tarantella" fatta a Roma (così definivano la bomba a Ranucci), tanto tacevano su mandanti e intermediari.
Gli esecutori materiali dell'attentato, che avrebbero agito in cambio di 5mila euro, più che se stessi erano attenti a schermare chi li ha assoldati e chi si è interfacciato con loro. Per i pm Valter Lavitola e il suo factotum camerunense Gomes Clesio Tavares.
Prima di essere arrestato, Pellegrino D'Avino spiegava così al padre biologico, Antonio Passariello, colui che ha messo l'esplosivo fuori dalla casa di Ranucci, che il mandante non avrebbe avuto intenzione di avere contatti con lui: "Quello di persona non ti vuole conoscere". "Io conosco a te a loro non li voglio conoscere", avrebbe detto il mandante a D'Avino. Che comunque riporta la frase a Passariello: "Ti ringrazia, ha detto: 'Io gli do fino all'ultimo centesimo'", ma "gliel'ho detto: se parla quell'altro lì, io non ti assicuro niente". Chi è il "quell'altro" che potrebbe "parlare"?. E ancora: "Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado". Eccolo, il nome dei misteri, vero o finito che sia, su cui lo stesso Ranucci chiede di fare luce. Quanti personaggi potrebbero essere ancora coinvolti in questa storia? I pm hanno iniziato la ricerca nei dispositivi di Lavitola.
Restano le cose dette e sussurrate in auto. Nomi e nomignoli. Come quando dopo la perquisizione, Marika de Filippis, che ieri non ha risposto al gip, ipotizzava che fosse dovuta alle loro attività di traffico di stupefacenti: "Pasquale di Sirignano" se l'è "cantata", diceva alla madre. C'è anche un altro Pasquale nelle intercettazioni. Ne parla Mutone, allarmato dalle indagini: "Pasquale l'amico mio, amico della guardie, lo sai cosa mi ha detto? Ogni 24 ore, una volta alla settimana, viene un furgone qua".
E ci sono pure Massimo e Antonio, i fornitori degli esplosivi. "Antonio" avrebbe portato quello per Ranucci, la gelatina da cava, a casa di Pellegrino D'Avino. "Massimo" ne avrebbe dovuto procurare un altro. C'era Garibaldi, il titolare dell'agenzia di noleggio dove Passariello, usando il nome della figlia della compagna, ha preso la 500 X per andare a piazzare l'ordigno. Veniva chiamato così Carmine Colucci, la cui testimonianza ai carabinieri aveva agitato la banda. Non sarebbe stata la prima volta che Passariello usava quelle auto. "Qualche volta hanno fermato mio padre con la macchina del Garibaldi - diceva D'Avino - e la macchina era intestata a Saverio il cardillo".
E poi ci sono le dichiarazioni rilasciate da Lavitola a giornali e tv, finite nel fascicolo. I pm vogliono capire se certe parole fossero dei tentativi di depistaggio. All'attenzione, riporta Repubblica, anche la confidenza che Lavitola avrebbe fatto ad alcuni interlocutori, di augurarsi che qualcuno si comportasse con lui come, in passato, aveva fatto Silvio Berlusconi. Un riferimento ancora incomprensibile.
Contro Lavitola agisce legalmente il ministro Urso, "con particolare riferimento all'intervista a Gioele Magaldi - che si autodefinisce Gran Maestro del Grande Oriente Democratico - trasmessa in una puntata di Report del 2023, nella quale si sosteneva che il ministro aderisse alla massoneria internazionale. Ora emerge che Lavitola - che apparterrebbe alla sua stessa loggia massonica - sarebbe da tempo consulente della trasmissione Report".