Scuote la testa Francesco Filini a Montecitorio. E ammette: «L’amarezza c’è, abbiamo subìto un colpo. Siamo scivolati al tappetto ma ci siamo tirati immediatamente in piedi. E siamo convinti che vinceremo le elezioni». Il deputato romano, responsabile del programma di Fratelli d’Italia, è una delle voci più ascoltate del partito. Riflessivo e di poche parole, è una sorta di cardinale autorevole che compare sempre dietro le grandi scelte. E non ha problemi a mettere la faccia in una giornata parlamentare che segna un pesante incidente di percorso. E sdrammatizza.
«Oggi sono un po’ colorato» sorride mentre si osserva un ardito spezzato variopinto: giacca blu chiaro, camicia a righe, cravatta rosa e pantaloni verdi.
Onorevole Filini, la sintesi della sconfitta elettorale in aula da parte della maggioranza.
«Abbiamo visto la grandiosa e scomposta esultanza della sinistra che evidentemente ha gioito nel difendere l’istituto dei parlamentari nominati. Erano chiaramente terrorizzati dalla reintroduzione delle preferenze, tanto da sfruttare al massimo il voto segreto e persino quella ventina di deputati della maggioranza che hanno paura delle scelte degli elettori».
Questo è il tema più interessante. Chi ha votato contro le preferenze all'interno del centrodestra?
«Allora, facciamo una premessa. Diamo per scontato che l’opposizione ha votato compattamente contro. E tra questi ci sono anche i parlamentare di Vannacci. Io sono sicuro che si sono espressi per il no: è l’Abc della politica».
Sì onorevole, ma tra il centrodestra-centrodestra chi ha tradito? Vannacci e i suoi deputati di fatto vanno e vengono...
«Lo ha affermato anche il nostro capogruppo Galeazzo Bignami, ma a mia volta posso mettere le mani sul fuoco su Fratelli d’Italia. Il voto degli altri non lo conosco, non si può sapere...».
Dopo lo stop alla Camera, come proseguirà il cammino della legge elettorale a questo punto?
«Noi andiamo avanti. Gli italiani potranno scegliere tra due schieramenti, vedremo in quel momento quale premier sceglierà la sinistra. Noi siamo gli unici che hanno provato a cambiare le cose anche se alla fine resteranno i collegi plurinominali proporzionali».
Per anni si è parlato e anche riso del governo Prodi caduto in aula per un solo voto, con la famosa battuta che non sapevano adoperare il pallottoliere. Se tornaste indietro, rinuncereste a questa prova di forza del voto segreto chiusa malamente allo stesso modo?
«Questo fa parte della tattica, non provarci sarebbe stato incoerente. Io credo anzi che sia stato doveroso, non vedo perché avremmo dovuto rinunciare».
In concreto, onorevole Filini, che cosa cambierà da oggi?
«Cambierà dopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera, tra domani e venerdì. Poi si andrà al Senato con l’approvazione alla riapertura, a settembre. Succederà che avremo finalmente una legge elettorale che obbliga a presentare un candidato premier. Osserviamo intanto l’opposizione che chiede di andare al voto quasi sotto voce. Il perché lo sappiamo: il campo largo non esiste, è solo un’immagine creata dai giornali. Non hanno un programma e sono d’accordo solo su una cosa: introdurre la patrimoniale».